Biografia

Fabrizio Cicero

Ritratto di Fabrizio Cicero
Fabrizio Cicero è nato a Barcellona Pozzo di Gotto in provincia di Messina, e, dopo aver frequentato il liceo artistico della sua città natale, si trasferisce per diplomarsi in fotografia all’ Istituto Europeo di Design di Roma, città in cui è stato anche allievo di Alberto Di Fabio.
Terminata una primissima fase esclusivamente pittorica, nella sua formazione artistica assume importanza rilevante il lavoro di light designer per opere e spettacoli teatrali ("La cerimonia di addio" regia di Matteo Quinzi 2017,"11:37" regia di Filippo Gili, 2018, “Penelope” regia di Martina Badiluzzi 2022, “A.L.D.E.” regia di Giovanni Onorato 2023, “Cime Tempestose” regia di Martina Badiluzzi 2024, “Cara” regia di Gianluca Bazzoli 2024,Good vibes only regia di Francesca Santamaria 2025, "il numero esatto" regia di Martina Badiluzzi).
Il teatro, con i suoi effetti illuminotecnici e la tridimensionalità della scena, porterà l’artista alla dimensione installativa dove la luce diviene il mezzo per raccontare e lo spazio il paesaggio da invadere.
Vincitore della quarta edizione della residenza artistica “Apulia Land Art Festival” (Cassano delle Murge, 2016), ha esposto in occasione di “Autunno Contemporaneo” nella sala Santa Rita (Roma, 2016), al Castello di Rivara (Torino, 2016) e al Mlac- Museo Laboratorio di Arte Contemporanea (Roma, 2017); ha partecipato alla residenza artistica “Bocs Art” dei Martedì Critici (Cosenza, 2017) e a “Limited Access 7” Festival for Moving Images, Sound and Performance (Teheran, 2017), è stato inserito in “Border Crossing” progetto collaterale della dodicesima edizione di Manifesta (Palermo, 2018) e ha vinto insieme all’associazione Villam Art il bando “Contemporanea Roma” (Roma, 2019); ha esposto all’interno della mostra collettiva “the Expanded Body” alla galleria 1su9 (Roma, 2022), è stato invitato alla nona edizione di PHest festival internazionale di fotografia e arte (Monopoli 2024)
Ha esposto a Roma, Torino, Venezia, Palermo, Napoli, Budapest, Cracovia, Teheran.
Vive e opera tra Roma e Napoli.
Cicero indaga la realtà circostante nel suo continuo dialogo tra luce e spazio, affrontando temi esistenziali demoniaci, violenti e miracolosi (rapporti discrepanti uomo-natura, uomo-società, etc.) per proporne un’esperienza fatta di giochi visivi e meccanici.
Nelle sue opere sembra che “qualcosa” sia appena accaduto, l’installazione è sempre costruita come una scena teatrale e la finzione, essenziale nel suo linguaggio artistico, serve a creare e fissare la sospensione tra il vero e il falso, focalizzando l’attenzione sui rapporti dicotomici tra bruttezza e bellezza, opposti che sempre si compenetrano nel profondo.
L’artista lascia ad altri il compito di insegnare e di sensibilizzare concentrandosi invece sul penetrare il circostante per cogliere le relazioni tra opposti. Per fare questo Cicero utilizza la luce artificiale, effetti speciali e macchine teatrali, questi i tre mezzi che meglio assicurano lo straniamento ed interpretano lo scambio di corrispondenza tra elementi in antitesi.
Già nelle opere degli esordi Manhattan (2014) e Nuova formazione (2015) inizia la riflessione sulla compenetrazione di opposti ma i temi affrontati, sebbene universali, provengono da una sfera personale.



Presenza costante, e più evidente nello specifico in Casa Nostra (2016), Minchia (2018) e Ordine Nuovo (2019), è la terra d’origine. Il linguaggio della tradizione siciliana è usato per raccontare le problematiche di un intero paese.



Contestualmente nel 2017 si apre una lunga e fruttuosa parentesi di sperimentazione: luci di fari teatrali si innestano sul più accademico disegno a carboncino. Dai fari si passa alle macchine fino ai più moderni linguaggi di programmazione e di animazione in stop motion.